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  • Francesca Togni

Gli scollaboratori in azienda: chi sono e come riconoscerli

Chi o cosa rende l’imprenditore ansioso, amareggiato, sfiduciato e gli toglie la voglia di fare?


Verrebbe istintivo pensare che i responsabili di questa situazione siano la crisi, i fornitori, i problemi con i clienti, le difficoltà gestionali e finanziarie, la concorrenza…. In realtà queste sono componenti fisiologiche del mondo dell’impresa che non rappresentano però la causa principale dello stato d’animo dell’imprenditore.


La causa principale risiede invece nella presenza di alcune persone all’interno dell’azienda che possiamo definire “Scollaboratori”, ossia persone che si comportano esattamente nel modo opposto ai collaboratori.


Gli scollaboratori sono coloro che attivamente “remano contro” l’azienda, sono scarsamente cooperativi, sono spesso polemici e in disaccordo con le decisioni, sempre pronti a evidenziare quello che non funziona, con l’innata capacità di colorare negativamente qualsiasi situazione così da renderla più difficile da affrontare e risolvere. In altre parole, sono gli specialisti del creare problemi.


Si potrebbe facilmente pensare che lo scollaboratore sia una persona poco produttiva o scarsamente competente ma spesso non è così. Molti scollaboratori sono individui capaci, tecnicamente preparati e produttivi, ma che di fatto disgregano il gruppo, stressano i superiori, non collaborano con i colleghi!


Se consideriamo che il successo è sempre e soltanto un’attività di gruppo la presenza di anche un solo scollaboratore può rappresentare un enorme danno per l’azienda. Chi comprende questo concetto lavora in comunità di intenti con i propri colleghi, cerca di aiutare gli altri e crede nei valori della condivisione e della partecipazione.


Lo scollaboratore invece lavora per dividere, crea barriere tra le persone, mette zizzania, è un individualista orientato al proprio interesse personale e non alla collaborazione, né al successo dell’azienda, anche se spesso afferma il contrario.


Ma come identificare una persona che si comporta in questo modo?


Il criterio per distinguere un collaboratore da uno scollaboratore non è il livello di produttività e/o di competenza tecnica, ma la capacità di creare relazione e contribuire a creare un ambiente di lavoro sereno e largamente produttivo.


Una persona di valore per l’azienda è disposta a comunicare e a condividere idee, capacità e know how con gli altri membri del gruppo; una persona di scarso valore allontana le persone, le mette in soggezione, rende difficile la comunicazione e lo scambio, non condivide e non trasferisce le proprie conoscenze.


Ma come fa un imprenditore a difendersi dagli scollaboratori?


Il suo sistema immunitario deve imparare a riconoscere il “virus scollaboratore” e a sviluppare gli “anticorpi” per gestirlo.

Normalmente l’imprenditore riesce a identificare e gestire uno scollaboratore se il suo livello di competenza tecnica non è molto elevato. Quindi, se uno scollaboratore non è tecnicamente preparato l’imprenditore riesce facilmente a riconoscere in lui una persona problematica e improduttiva e a intraprendere delle azioni efficaci per gestirlo.


Gli anticorpi dell’imprenditore riescono così a riconoscere un elemento inadeguato e lo espellono in maniera quasi indolore, allontanandolo dall’azienda o ricollocandolo in posizioni poco rilevanti. Il in tal caso il virus viene catalogato sotto la voce CCC: Costo Che Cammina!


Esistono invece diversi casi in cui il sistema immunitario risulta inefficiente:


– Scollaboratori dotati di competenze e know how molto rilevanti per l’azienda e non facilmente reperibili sul mercato


– Scollaboratori che conoscono tutto (anche i segreti) dell’azienda e non sono facilmente sostituibili perché potrebbero rivelare informazioni riservate

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– Scollaboratori che lavorano in azienda da molto tempo e che non è facile allontanare a causa di legami personali o questioni affettive


Pur riconoscendoli come elementi inadatti, gli anticorpi non riescono a eliminarli e l’imprenditore si ammala della “sindrome del ricatto”. Nei confronti degli scollaboratori, egli si trova in una condizione estremamente difficile: non ha piena libertà di manovra, deve stare attento a non inimicarseli o scontentarli e non può allontanarli dall’azienda perché teme che senza di loro sarà in difficoltà.


Un imprenditore affetto dalla sindrome del ricatto di solito presenta i seguenti sintomi:


SINTOMO DELLA FILA: l’imprenditore si ritrova costantemente la fila di collaboratori che si lamentano; passa molte ore del suo tempo a dover gestire i problemi delle persone che, interagendo di routine o incidentalmente con lo scollaboratore, sono state trattate male o hanno avuto attriti con lui. Ciò comporta il fatto che anche i collaboratori non riescono a rimanere efficaci ed efficienti nel proprio lavoro.


SINTOMO DELLA SUOCERA: ogni volta che l’imprenditore ha a che fare con lo scollaboratore, deve stare attento a come si esprime, quali parole usa, che idee propone, cercando in tutti i modi di non creare malcontento o di non esporsi a potenziali critiche; ogni iniziativa o proposta deve essere “filtrata” per non offendere o creare risentimento nello scollaboratore, che comunque, alla fine, non sarà d’accordo.


SINTOMO DEL DISCO ROTTO: l’imprenditore si ritrova costantemente a dover gestire gli stessi disaccordi con la stessa persona che, ovviamente, è uno scollaboratore; spiega, spiega e rispiega, il disaccordo sembra gestito… e invece no, tutto riemerge ancora una volta, e ancora, e ancora…. Sempre le stesse discussioni. Sempre gli stessi problemi.


SINTOMO DELL’OSPITE IN CASA PROPRIA: l’imprenditore evita in ogni modo di entrare nel suo “territorio”; accetta a scatola chiusa le scelte e i punti di vista dello scollaboratore che però sono idee e convinzioni non dimostrabili basate sulla “sua esperienza”, decisioni riguardo a cosa può essere fatto e cosa no, fattibilità dei progetti, tempi di realizzazione, etc etc.. e si rimette al suo insindacabile parere; così facendo evita di entrare nel merito e addirittura, a volte, non riesce a fronteggiare lo scollaboratore, sentendosi così estraneo in casa propria.


SINTOMO DEL “NON SI PUÓ FARE”: l’imprenditore si sente frustrato dai continui “non è possibile”, “è difficile”, “non si può fare” che, quando provengono da uno scollaboratore competente, vengono accettati come pareri autorevoli ed erodono la carica positiva dell’imprenditore


Ed è così che man mano l’imprenditore si spegne, si scarica, smette di essere produttivo.

L’imprenditore, infatti, anche se quasi inconsapevolmente, inizia a limitare le proprie iniziative e a restringere la propria zona d’influenza, lasciando che in azienda permangano persone problematiche e aree non controllate. In questo modo scende a compromessi con i propri valori e i propri sogni, nel contempo perde credibilità nei confronti degli altri collaboratori, che non si capacitano del perché stia tollerando tali situazioni.


Di conseguenza, le sue energie non sono più dedicate alle attività di gestione dell’azienda, ma vengono assorbite dalla costante necessità di dover far fronte ai problemi creati dagli scollaboratori: attriti fra il personale, clienti insoddisfatti, disaccordi verso l’azienda. La maggior parte del suo tempo rimane intrappolata in queste attività, fino al punto in cui l’imprenditore ritiene che trascorrere le giornate a organizzare incontri per chiarire disaccordi, risolvere problemi e rimediare ai danni commessi sia la normalità, il suo lavoro principale.


Col passare del tempo, poiché la sua forza vitale e il suo buon umore vengono in gran parte consumati dal fatto di avere a che fare con gli scollaboratori, l’imprenditore si trova, paradossalmente e senza rendersene conto, a “colpire” le persone valide e collaborative, che si ritrovano a essere vittime dei suoi sfoghi. Nel tentativo di scaricare le sue frustrazioni, risulta demotivante proprio con coloro che invece lo stanno aiutando e che non gli stanno creando problemi.


Quasi tutti gli imprenditori prima o poi si trovano in questa situazione, poiché, soprattutto nei momenti di crescita dell’azienda, è fisiologico che si sviluppi il “virus-scollaboratore”. Di conseguenza diventa fondamentale conoscere la cura e mantenere gli anticorpi in funzione.


Il nuovo lavoro dell’imprenditore è lavorare sul miglioramento progressivo delle risorse umane intorno a lui: da un lato identificare e allontanare gli scollaboratori, dall’altro inserire in azienda persone di talento, che lo aiutino concretamente a raggiungere gli obiettivi di crescita aziendale e personale.


Se sei un Imprenditore devi ricordarti sempre che TU VALI... e non puoi esimerti mai dall’AGIRE velocemente!

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